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ago 14

Il concorso di bellezza

La festa di fine anno è sempre stato un momento che Pinocchio e Lucignolo non si sarebbero persi per nulla al mondo.

«Se la scuola fosse sempre così, sarebbe molto più divertente, no?» disse il burattino.

«Su questo nessun dubbio» rispose prontamente l’amico. «Questi adulti non sanno proprio cosa piace a noi bambini, tranne alla fine dell’anno: è possibile che ci mettano sempre così tanto tempo per capirlo?».

Improvvisamente un applauso scrosciante interruppe la discussione tra i due amici. Il preside della scuola stava prendendo la parola.

«Quest’anno» disse «abbiamo pensato di eleggere la reginetta della scuola. E ovviamente a farlo sarete voi».

Altro scroscio di applausi.

«Inoltre, per incentivarvi a partecipare, abbiamo deciso di premiare alcuni di voi».

Così dicendo, indicò un oggetto coperto da un telo. E qui gli applausi si sprecarono.

«Tra coloro che voteranno la vincitrice, verrà estratto un bellissimo carretto di legno». Sollevò quindi il telo, sotto il quale comparve nel suo splendore il regalo tanto agognato da tutti i bambini (e burattini, ovviamente). Il colore, un rosso smaltato ultra riflettente, lasciava intendere che l’oggetto dovesse essere molto veloce: a volte sembra davvero incomprensibile di come un colore possa donare a un oggetto statico caratteristiche dinamiche tutte da dimostrare.

«Devo vincerlo io» disse Pinocchio.

«Allora mi sa che in questa sfida non saremo amici» rispose Lucignolo: «sono anni che desidero un carrettino, e non mi farò certo scappare questa occasione».

Ai due, così come a tutti gli altri alunni, venne quindi fornito un foglio con i ritratti delle bambine della scuola, nessuna esclusa.

«Per me la più bella è Anita» commentò il burattino, senza aver bisogno di pensarci nemmeno un attimo.

«Che novità, lo sanno tutti che ti piace. Io preferisco Beatrice, invece, e mi sa che voterò per quella».

«Eh, ma così non vinceremo mai, se i voti risulteranno così diversi e divisi a seconda dei gusti».

«Hai ragione, amico mio, non possiamo basarci sui nostri gusti. Dobbiamo pensare come pensano i nostri compagni».

«Ma come facciamo?» si chiese Pinocchio.

«Si vede che tu non sei esperto di gossip. Qui tutti si fidano di me, quindi conosco a menadito le preferite di molti bambini della nostra classe».

«Davvero?».

«Certo!» fece Lucignolo annuendo col capo.

«Anche in questo caso, però, non sapremo mai se loro voteranno come noi immaginiamo, oppure se anche loro si porranno il medesimo problema, magari senza sapere i pettegolezzi».

«Mannaggia, non ci avevo pensato! Dobbiamo quindi capire quale è la ragazza che più pensiamo che gli altri pensino che piaccia».

«Esatto! Ma analogamente tutti faranno così: forse occorre aggiungere un livello» sentenziò orgogliosamente Lucicnolo.

«Non sono sicuro che funzioni davvero. Ricordi il ragionamento del capitolo 15? Procedendo all’infinito, pensavamo che l’esame non si sarebbe fatto. E invece il maestro ci ha colto di sorpresa».

«Non saprei, forse hai ragione. Vota Anita, allora, così io voto Beatrice».

Appena Lucignolo si fu accertato che Pinocchio aveva espresso la sua preferenza per Anita, barrò anche lui la medesima casella. I due poi consegnarono il foglio, in attesa del responso.

L’angolo del grillo parlante

Forse qualcuno penserà che non ci sia alcun paradosso in questa storiella, mentre invece a cercarlo bene si trova eccome. Partendo dal ragionamento di Lucignolo, è effettivamente corretto pensare in modo laterale con frasi del tipo “quale sarà la ragazza più bella secondo la maggioranza?”, per poi deviare all’infinito verso “quale sarà la ragazza che la maggioranza penserà essere la più bella secondo la maggioranza?”, e così via.

Il primo a porsi questo problema (senza paradossi) è stato il famoso economista John Maynard Keynes. Nel capitolo 12 del suo Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, infatti il celebre studioso britannico diede una svolta nello studio della fluttuazione dei prezzi delle azioni sui vari mercati mondiali. Secondo la teoria, il valore di mercato di una determinata azienda non dipende solamente dall’andamento o dal capitale dell’azienda stessa, bensì anche, in buona parte, dalla percezione che gli investitori avevano di questa azienda.

Così nel concorso di bellezza cui sono sottoposti Pinocchio e Lucignolo, questi cercano di capire quale sia la più bella secondo gli altri partecipanti, ignorando di fatto la loro preferenza (tranne l’ingenuo Pinocchio dell’ultimo minuto).

Il nome di questo studio prende il nome da un concorso di bellezza effettivamente svolto da una rivista britannica: sarebbe stato premiato un lettore estratto a sorte tra quelli che avessero scelto la ragazza più votata. Si scoprì poi che i lettori del giornale cercarono di capire quale fosse la preferita dalla massa, piuttosto che scegliere effettivamente quella reputata più attraente.

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